CLUB ITALIA CENTRO A FANO, CINQUE GIORNI DI TALENTO E FORMAZIONE: L’ANALISI DEL DT MARCO MENCARELLI

Si è concluso oggi lo stage del Club Italia Centro, tenutosi a Fano (PU) dal 24 al 28 novembre 2025. Una occasione importantissima in cui il Direttore Tecnico delle Attività Giovanili Femminili Prof. Marco Mencarelli, coadiuvato da Pietro Maccarone (1° Allenatore), Stefano Gambelli (2° Allenatore), Marianna Caravaggio (Assistente Allenatore) e Raffaele Parretta (Preparatore Atletico), ha potuto lavorare in palestra con alcune delle giovani di talento del centro Italia, tra cui spiccano sei rappresentanti del movimento marchigiano.
Una cinque giorni molto intensa e molto importante, che ha anche visto il Direttore Tecnico Mencarelli incontrare gli allenatori del territorio nella serata di martedì per un confronto sulla situazione del volley marchigiano giovanile e non solo.
Abbiamo avuto il piacere e l’occasione di intervistare il Direttore Tecnico, proprio per raccontarci di questa esperienza.

Domanda: Coach Mencarelli, benvenuto a Fano. Immagino sia stata una esperienza importantissima questo collegiale che si è tenuto in questi giorni, come pure importante lo è per tutto il movimento pallavolistico marchigiano. Come è stato il lavoro in questi giorni, come avete lavorato a livello di analisi e approfondimento dei prospetti giovanili più interessanti?

Prof. Mencarelli: Questo progetto si pone in forma complementare con i progetti storici di qualificazione territoriale. Da tanti anni la Federazione è attenta al movimento giovanile e ci fa girare per tutte le regioni alla ricerca di talenti, alla ricerca della possibilità di dare opportunità a delle giovani che che hanno degli indicatori che noi chiamiamo “indicatori di prospettiva” o “indicatori del talento”. Questo progetto si pone in forma complementare perché ovviamente allarga il numero di ragazze a cui andiamo a proporre un’attività qualificante e soprattutto perchè andiamo ad allargare le nostre banche dati. Grazie a questo abbiamo visto che i percorsi formativi talvolta sono efficaci, indipendentemente dal successivo passaggio o meno nelle squadre nazionali.
Per noi è importante fare attenzione anche a percorsi di atlete che hanno meno indicatori già a 14/15 anni perché poi va a finire che a 18/19 anni hanno qualcosa che viene fuori dall’esperienza di gioco, che viene fuori dal militare in campionati formativi. Quindi secondo noi è doveroso fare attenzione anche a questo tipo di progettualità. E questi Club Italia Interregionali si pongono questo scopo, con un target leggermente più basso dell’attività di qualificazione nazionale, però, chiaramente, senza chiudere le porte a eventuali exploit. E le Marche sono proprio protagoniste di uno di questi exploit, perché due anni fa Julia Gordon l’abbiamo trovata all’interno di questa struttura e oggi rappresenta uno dei punti fermi delle nostre nazionali giovanili. Una ragazza che viene da Senigallia, una società sicuramente meno blasonata rispetto ad altri settori giovanili ma che ha saputo mettere all’attenzione del panorama internazionale una giocatrice che sta offrendo risultati straordinari. Quindi ecco che sono progetti che hanno uno sfondo promozionale ma sicuramente con un forte imprinting qualificante e volto a creare le opportunità per chi se le merita.

Domanda: Pensando ai tanti successi della nazionale, dall’Oro Olimpico al titolo Mondiale, dalle VNL alle tantissime vittorie internazionali juniores, si è parlato spesso del modello di sviluppo del “volley” “pallavolo”, soprattutto rispetto ad altri sport, e ci stanno studiando per capire questo modello che sicuramente parte da lontano, non è qualcosa che ci inventiamo oggi. Per questo ci interessa capire come gestite i prospetti, dal momento che questa è una fascia d’età dove le atlete possono avere ancora margini di crescita difficilmente prevedibili, sia a livello fisico ma anche a livello mentale. Come riuscite a monitorare il percorso che le singole atlete fanno?

Prof. Mencarelli: Il monitoraggio di per sé è semplice. La cosa più complessa è aggiornare costantemente le opportunità che forniamo a queste ragazze. È ovvio che il sistema internazionale ci offre tante categorie di competizione, per cui un excursus che va dal campionato europeo Under-16 al campionato europeo Under-22 in un lasso di tempo di sette anni, sette stagioni agonistiche, dove si alternano. Sono quattro campionati europei e tre campionati mondiali. Quindi è ovvio che queste opportunità offrono un percorso ai talenti assoluti, a quelle giocatrici stratosferiche che non sono mai tante (sono poche proprio in quanto talenti assoluti), a un nucleo di atlete che hanno delle caratteristiche più mascherate ma che ovviamente nell’incertezza noi teniamo comunque in attività, a un numero di atlete di complemento che servono proprio a dare equilibrio alla squadra per essere anche competitivi dal punto di vista del risultato (perché l’abitudine a vincere è qualcosa che fa diventare vincenti, come ci insegnano i grandi risultati), fino ad un ultimo nucleo di atlete ancora che è nell’incertezza, ma che il sistema ci permette di tenere in allenamento nell’ipotesi che possano fiorire a un certo punto e sbocciare magari sorprendendo noi stessi che le stiamo monitorando. Quindi il bilancio complessivo è un bilancio che per ogni singola annata di competizione, ci ritroviamo con una ventina di atlete che è opportuno tenere sotto controllo. Perciò un ricambio abbastanza sicuro per la nostra Serie A.

Domanda: Vorrei anche focalizzare un attimo l’attenzione su tutta la parte legata allo staff tecnico. Collaborate e lavorate insieme da ormai lungo corso e molto tempo. Il suo lavoro lo conosciamo da tanti anni e tante delle atlete che oggi vediamo nella Nazionale Maggiore hanno fatto questa filiera, sono molto spesso passate attraverso questa serie di percorsi. Quanto è importante il dialogo tra le varie componenti dello staff tecnico, partendo magari dallo stesso Velasco in cima fino alle realtà più legate al territorio?

Prof. Mencarelli: È importante il confronto, più che il dialogo di per sé. Il confronto che può essere anche talvolta scontro dialettico, contrasto metodologico per raggiungere un fine, pur con una visione assoluta che parte del vertice. Che Velasco sia un visionario dal punto di vista dello sviluppo di un movimento non lo devo sottolineare io, perché mi sembra abbastanza evidente e sotto gli occhi di tutti. Avere una visione che ci guida è determinante, perché poi dalla visione derivano tutta una serie di strategie operative che sono importanti per tenere unito il filo conduttore che mette insieme tutti gli staff.
Negli ultimi due anni siamo passati da un discorso di valorizzazione dei giovani allenatori che andavamo a coinvolgere sul territorio e che portavamo a formazione specifica a un coinvolgimento dei migliori allenatori che la nostra pallavolo giovanile fa lavorare nei club più importanti. Abbiamo aperto il concetto del confronto e lo abbiamo esteso a tutte le squadre nazionali giovanili e agli staff che li guidano.
Ecco, in questo momento stiamo muovendo un numero di allenatori all’interno di questo confronto metodologico che è veramente molto consistente e ognuna di queste figure è in grado di portare un contributo essenziale nel meccanismo formativo. Da parte nostra noi portiamo un filo conduttore e un’esperienza sui generis, perché allenare in un club non è la stessa cosa che allenare una squadra nazionale e un contesto selezionato. Quindi mettiamo insieme le due cose e creiamo delle competenze che probabilmente, diversamente, sarebbe difficile da costruire.

Domanda: Vorremmo chiederle anche un suo punto di vista sulle Marche, un’analisi dello stato dell’arte della nostra regione, che è una regione che ha fatto sempre tanta pallavolo anche nel giovanile. Ecco, come siamo messi in questo momento? Qual è la sua opinione?

Prof. Mencarelli: Da questo punto di vista, onestamente, non posso nascondere una leggera apprensione e preoccupazione, perché ho sempre considerato le Marche come una delle culle storiche e culturali del movimento pallavolistico italiano. È ovvio che questo immaginario della Regione Marche scaturisca più dal contesto maschile che da quello femminile, ma anche dal punto di vista del femminile è una regione che ha fatto la storia del nostro sport. Onestamente, in questo momento, mi sembra una regione che a livello giovanile manca di una propria identità, nel senso che usualmente io vado a classificare le varie regioni, i vari contesti territoriali in contesti dove talvolta c’è elevato tasso tecnico magari a discapito della qualità del gioco. Altri contesti dove invece è elevata la qualità del gioco, magari con un tasso tecnico che potrebbe essere migliorabile. Ecco, faccio fatica a collocare le Marche in una situazione chiara, netta, nell’uno o nell’altro scenario. E questo significa semplicemente che non c’è proprio un’identità.
Per cui il consiglio, l’idea è quello che stiamo spingendo un po’ nelle Marche, è quella di dare un’identità che dia forza al tasso tecnico. Quindi in questo momento riprendere in mano la tecnica e la costruzione tecnica del movimento delle atlete giovani, secondo me, è il primo passo, perché è un passo che potrebbe dare risultati importanti nel breve termine.